Le forme della violenza

Il 25 Novembre era la giornata contro le violenze fatte alle donne.

E il plurale è importante. 

Fuori da lavoro i ragazzi del Gruppo Abele hanno messo un lunga fila di scarpe rosse, alla vista di tutti, per non dimenticare la violenza più grave, quella ultima, che uccide. Ma anche quella che picchia e abusa, quella che ti fa spingere la porta di una Drop House un giorno, magari con i tuoi figli.


Dentro ho trovato questo bel volantino, che ho ritrovato in tutta Torino, sui pullman e nei negozi, “Da uomo a uomo”, che sensibilizza gli uomini stessi sui loro comportamenti violenti, invogliandoli a cercare aiuto in un percorso di dialogo e accompagnamento.


Ecco io vorrei parlare anche di tutte quelle forme di violenza che non sembrano tali ma che lo sono, perché mostrano l’assenza totale di rispetto per una persona per il solo motivo che essa sia donna.

Quando si ignora il coinvolgimento emotivo di una donna dalla quale si trae solo ed esclusivamente l’appagamento del proprio narcisismo e dei propri desideri carnali immediati non le si sta portando rispetto.

Quando il suo diritto ad andare oltre una storia finita nella quale ha sofferto non viene preso in considerazione e la si forza continuamente ad un estenuante processo di continuo rinavvicinamento, fosse esso anche “puramente amichevole”, non la si sta rispettando.

Quando la si accusa costantemente di far uso di una non meglio definita seduzione in ognuna delle sue interazioni sociali con altri uomini, comprese le interazioni puramente tecniche con commercianti e professionisti, le si sta mancando di rispetto due volte. Escludendo la sua individualità,definendola solo attraverso il suo essere “femmina” e rinchiudendola in un modello antico di tentatrice attiva, consapevole e perenne.

Non accettando che essa sia dotata di proprio pensiero critico e che questo possa portarla a decidere autonomamente di separarsi da un uomo, senza intervento di terzi (l’altro, l’influenza delle amiche, le nevrosi, i traumi).

Trasformando ogni donna che lascia un uomo nell’incarnazione di uno spirito malevolo che fin da principio ha deriso, ingannato, usato e usurpato la fiducia maschile. 

Per far violenza alle donne non è necessario arrivare a metter loro le mani addosso. Anche la reiterazione di comportamenti degradanti nei loro confronti, che le privano del loro essere individui per definirle solo ed esclusivamente rispetto alla volontà e alla posizione di un uomo , è la grande, dimenticata, violenza.

On minimalizing a bit

I’ve been reading a lot on minimalizing lately.

I’m not exactly completely fond of having a neat empty non personal home. But I agree on cleaning on old stuff, things we don’t need, broken items, unnecessary objects in order to make space for ideas.

In the first place I believed I could never start that kind of journey, I was a serial collector as a child and even as a grown up but I made a lot of progress over the years. So I will start with the kitchen and the living room today’s afternoon then the wardrobe tomorrow. The girl’s room I will work on it on Monday. This will take longer than those three days but let’s say that is the first step in the right direction.

Della difficoltà di leggere il giornale in Italia

Quando vivevo la mia vita da espatriata in Francia, negli anni 90 e poi nei primi 2000, a volte la domenica al mercato della Bastille compravo Repubblica. Quando succedeva qualcosa di importante, un voto, un governo caduto… Ogni tanto senza motivo.

Non capivo quasi nulla. Repubblica parla a chi già sa. Uno arriva, non sa cosa sia la “devolution” (o perché un quotidiano Italiano non abbia saputo trovare una parola della sua lingua per esprimerne il concetto) e non che gli si dica di che legge/decreto/riforma/situazione si stia parlando.

Repubblica ad oggi che sono rientrata è quel giornale che prendo in treno o in aereo quando non è rimasto nulla a disposizione che non sia Il Giornale o Libero.

Da adolescente nei miei viaggi in Italia provai a leggere Liberazione che all’epoca mi fu indicato come equivalente dell’Huma. Illegibile. Stupidamente polemico. In pieno periodo No Global era difficile non richiuderlo dopo dieci righe.

Il Manifesto, in alternanza. È un giornale che mi piace molto ma non nel quotidiano. Le analisi critiche sono sempre esaustive e poi ha quel qualcosa di comunismo intellettuale di alto livello a cui sono legata. 

L’Unità da anni non riesco ad aprirla. Organo di partito che non mi interessa leggere. Non lo ritengo fonte di informazione imparziale e nemmeno critica. Quando penso a cosa fu l’Unità…

Ho piacere a leggere il Sole 24ore a volte, spesso in viaggio. Gli inserti sono di qualità, anche la scrittura per lo più. Ma non potrei tutti i giorni.

Ho letto il Fatto ai suoi inizi con grande interesse e speranza. Dopo l’insorgenza del Ms5 è diventato anche esso organo di partito e in questo caso di un partito che disprezzo apertamente (fatto unico, io non disprezzo, dissento).

La neutralità della Stampa è tale da risultare una lettura superficiale. Il livello analitico non supera quello della cronaca, su questioni che richiederebbero quella vecchia e famosa intermediazione riflessiva.

E quindi ecco, ultimamente mi sono focalizzata sul Corriere. Lo compro tutti i giorni, lo leggo per intero (lo ammetto, salto le pagine Food o mi sembra di lavorare), ne tengo da parte gli inserti per tutta la settimana.

Al momento il mio intelletto si sente sufficientemente nutrito.

“I giornali di destra non li hai neppure citati.”

Perché sfortunatamente non sono giornali, sono carta per metterci le bucce di patate. 

Hors Saison

There’s Something I always loved about going to sea places in Autumn or Winter. Not that I particularly like those times of the year, but there is something there. When it’s raining, when it is cold, cloudy and so. The sea look different, it takes back its places, washing away men’s presence. 

I can be positive, winter by the sea is my favorite place and moment to be. The air is filled with salt and wildness. 

When only the people from the place are around. 

And you have time to discover cosy little places you wasn’t able to find while in the summer, when the town was filled with tourists and you minimized your presence around to avoid mass confusion.


And you spend time inside, cooking all together for example, typical winter mountain food like Tartiflette. Which also mean teaching your kids those recipes that will one day become part of your family patrimony.

And you have time for indoor time spending, sharing moments that get losts when you’re rushing everyone at the beach to find a “decent place” for your parasol. Like piano lessons. 

The trotters 

Traveling doesn’t always mean that you go discover far away and exotic places.

I traveled a lot in my life, first of all because I was an Italian expat in France for 15 years, living 900km from the first frontier and 3000 from my hometown.

Then because I met people from all around that nice country of mine and beyond.

For the last five years I’ve been coming back and forward to the Côte d’Azur where my mom and now my grandma live.

Today was one of those days. Wake up at 5. Took a taxi, then a train to meet the girls and their father at my mother in law.


Traveling with kids is something else. We sang, a lot. We ate, a bit. Then eventually they fell asleep, just in time to miss this.


You know what they say. Home is not where your home is, but with the people you feel home with. We had a day of spending time all together, we were tired but happy.


Now it’s 10pm and since the house is packed with people needing quality sleep (kids and elderlies), I’m doing what I’ve done my whole life, from being 6 to being 21, sneaky reading after curfew.

On why I left social networks and opened a blog

Before the involution, the evolution.

I joined Myspace back in 2006, mostly to connect to the international underground music scene, and I believe that platform has been my best social network experience so far. Maybe because I am a music lover, maybe because the interactions were not immediate chatting like most of the sns today.

I’ve been on and off Facebook for some years, never liked how it worked, how cold it looks, nor that I was forced to share personal informations about my name and the place I lived in. Eventually people i didn’t want to find me, did it. So my experience has been negative for the most.

I’ve come on Twitter five years ago. It helped me keep in touch with a big amount of  completely independent news feeds.

Instagram is a nice network. But it feeds the ego.

I’ve had a LiveJournal from 2008 to 2013 that I deleted recently because it described a part of my life that is far gone now. So I will put my IG on hold, my Twitter will still be online to share the posts I’ll start writing here from now on, I will eventually delete both apps from my phone.

Why?

I don’t need social medias. I don’t want them.

Not that I have an extraordinary life. I have hobbies, mostly passions. Food, which I work with as a manager. Green economy, social sharing, geopolitics. Also literature, art and cinema, alternative living (our house is tv free, we do our own yoghurt, aroms, buy km0 organic vegetables/fruits, the toys are strictly chosen).

Hi.
#first #article  #social #network 

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