Della difficoltà di leggere il giornale in Italia

Quando vivevo la mia vita da espatriata in Francia, negli anni 90 e poi nei primi 2000, a volte la domenica al mercato della Bastille compravo Repubblica. Quando succedeva qualcosa di importante, un voto, un governo caduto… Ogni tanto senza motivo.

Non capivo quasi nulla. Repubblica parla a chi già sa. Uno arriva, non sa cosa sia la “devolution” (o perché un quotidiano Italiano non abbia saputo trovare una parola della sua lingua per esprimerne il concetto) e non che gli si dica di che legge/decreto/riforma/situazione si stia parlando.

Repubblica ad oggi che sono rientrata è quel giornale che prendo in treno o in aereo quando non è rimasto nulla a disposizione che non sia Il Giornale o Libero.

Da adolescente nei miei viaggi in Italia provai a leggere Liberazione che all’epoca mi fu indicato come equivalente dell’Huma. Illegibile. Stupidamente polemico. In pieno periodo No Global era difficile non richiuderlo dopo dieci righe.

Il Manifesto, in alternanza. È un giornale che mi piace molto ma non nel quotidiano. Le analisi critiche sono sempre esaustive e poi ha quel qualcosa di comunismo intellettuale di alto livello a cui sono legata. 

L’Unità da anni non riesco ad aprirla. Organo di partito che non mi interessa leggere. Non lo ritengo fonte di informazione imparziale e nemmeno critica. Quando penso a cosa fu l’Unità…

Ho piacere a leggere il Sole 24ore a volte, spesso in viaggio. Gli inserti sono di qualità, anche la scrittura per lo più. Ma non potrei tutti i giorni.

Ho letto il Fatto ai suoi inizi con grande interesse e speranza. Dopo l’insorgenza del Ms5 è diventato anche esso organo di partito e in questo caso di un partito che disprezzo apertamente (fatto unico, io non disprezzo, dissento).

La neutralità della Stampa è tale da risultare una lettura superficiale. Il livello analitico non supera quello della cronaca, su questioni che richiederebbero quella vecchia e famosa intermediazione riflessiva.

E quindi ecco, ultimamente mi sono focalizzata sul Corriere. Lo compro tutti i giorni, lo leggo per intero (lo ammetto, salto le pagine Food o mi sembra di lavorare), ne tengo da parte gli inserti per tutta la settimana.

Al momento il mio intelletto si sente sufficientemente nutrito.

“I giornali di destra non li hai neppure citati.”

Perché sfortunatamente non sono giornali, sono carta per metterci le bucce di patate. 

Advertisements