On books for March

On those last days of February I managed to finish reading Lasch 600pages critique of progress. It took my one month to read it, and considering the matter it could have taken me lot more. All the part about puritanical ideas for society was very hard to fully understand, I stood on it for a while.

Anyway, after that I offered myself 24 hours or less of mental break by reading Immanuel Casto’s biography. It was hilarious and fantastic at the same time. The guy is so not serious where the bio totally is, just amazing.


On March my plans are currently the followings:

. Trop intelligents pour être heureux – Jeannnd Siaud Facchin

. Lord of Chaos – Michael Moynihan / Didrik Søderlind

. Pape Satàn Aleppe – Umberto Eco

. Johnny Cash’s Autobiography 

. Katherine – Rupert Thomson
Yes I like to read what I like and not what is talked about. But eh, at each its own. 

Just remember than nothing is more important than reading and learning.

So now back to those days pages, so actual even if we don’t want to see the European trend for right movements.

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Sundays

Working double shifts on the weekend make feel like I sometimes miss quiet family time.

But this Sundays has been great anyway. We had an hour and an half painting session.



Which was by the way Tati first Attempt at watercolor. And she enjoyed it lot. She’s very patient and precise, two things I didn’t really expected from her. Kids always do amaze us.

We had such an amazing soundtrack for the afternoon. Cause yeah, I’m so cheap and basic I love Bon Jovi to the bones. Try me on that.


Then it also was tea and snack time. And to continue on my cheap self, please be introduced to my wonderful kitch to the most tea boiler. 


We played “find the hidden items”


And Now I’m almost headed back to work. The upcoming week is full of meetings, doctors appointments, things to do, trains to catch for work, relatives to pick up at train stations, papers to do and so and so.

There are some news of my life but now is not the time to talk about it.

Salva qualcosa da un album inutile

Io ho una passione per il rap. Bisogna risalire a monte penso e capire che ho una passione per la musica nera. Che se i bianchi non avessero inventato il rock gli unici che ascolterei sarebbero Moussorgsky e Brahms.

Una passione iniziata nei primi 90 con i cd del Death Row importati, comprati al Virgin Megastore degli Champs Elysées quando ero alta un metro e 20 e accompagnavo mio padre.

E mi è sempre rimasta. Quando ascoltavo skyrock, unica radio all’epoca che passava tutto Ntm, tutto IAM, i collettivi seri di banlieu quando la banlieu non aveva posto al telegiornale. Quando la cassetta dei 99Posse registrata da mio zio era usata e riusata all’infinito. 

Nel tempo non si è scalfita mai, tengo sempre orecchio a tutto quello che produce l’America, ma anche la Francia e l’Italia. Sì l’Italia che non ha questa tradizione forte come la Francia ma che ha strade e che è arrivata al rap attraverso evoluzioni diverse (Lorenzo sì, e i collettivi regionali ska che hanno mischiato musica nera e popolare dialettale).

Quindi ascolto ogni cosa che esce, per intero.  Benché sia una tradizionalista che fa fatica ad ascoltare l’eccessivo uso di voci effettate che troppo spesso fanno da contorno a parti di flow naturale sempre più ridotte.

E quindi?

E quindi sì, ho ascoltato tutto Comunisti col Rolex.

Perché insomma è il nuovo disco di J Ax. Che l’abbia fatto con Federico o con Madre Teresa dovevo ascoltarlo.

1. Non è un disco rap ma pop in tutto e per tutto.

2. Non è un disco di Ax ma un disco di Federico con Ax come guest. Le influenze sono tutte 100% di chi è nato alla fine degli anni 80. E lo so, sono cresciuta con gli stessi riferimenti. Ascoltavo pop punk quando lo ascoltava Federico. Tutto lo strumentale è da Italian pop punk band anni 2006. Consider Us Gone con la produzione 2017 di Isola Milano.

3. Ma davvero per Cuore Nerd dovevate usare la base di Pensavo fosse amore e invece…? (Un pezzo del tutto irrelevante se non per il terrificante ma perfetto (come sempre) inserto di Gue?) 

Da tutta questa irrilevanza artistica recupero una cosa sola. Questo testo. 
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La critica ai miei miti non ha mai dato un premio

Sono tutti morti male, sono invecchiati peggio

Da ragazzo non sapevo manco chi fosse Tenco

Mi eccitavo coi video di Sabrina Salerno

Le tipe a scuola a cui dedicavo testi

Preferivano quelli di Manuel Agnelli

A quei tempi io avevo solo brufoli verdi

Lui era già sexy e con quei lunghi capelli

Ammetto con orgoglio che alla cloaca di boy band

Ho preferito Basket Case ed il punk rock dei NOFX

E ancora spero che Tom torni a fare un tour coi Blink

Anche se quando canta sembra un pezzo preso da un altro CD

Il giro di chitarra lo potrà fare anche un bebè

Ma quando parte il ritornello

What’s my age again?

What’s my age again?

Dai

È solo musica del cazzo

Però a me m’ha dato coraggio

Di non subire come un babbo dal governo o da una ex

È solo musica del cazzo

Però a me m’ha dato coraggio

Lo so che non curerà il cancro

Però so che ha salvato me

Erano gli anni dei miei primi “ti amo”
Guardando San Diego da un pedalò all’Idroscalo

E ancora mia cugina che sperava invano

Di avere delle chances di limonarsi Tiziano

Ricordo che Madonna era su ogni canale

Io che le fissavo i denti e non seguivo il labiale

Mia nonna andava fuori e correva ad alzare

Convinta che fosse la Paola Barale

Ammetto con orgoglio che
Ho preferito ai Radiohead la birra e gli House of Pain

Ed i mitra degli NWA

E ancora piango se Axl torna a fare un tour con Slash

Anche se uno c’ha l’infarto e l’altro è grasso e col toupet

Anche se andavo all’oratorio e mi ubriacavo con la Beck’s

Se fanno Welcome To The Jungle

Oh, sembra che parlino di me

Tutti i cantanti massacrati dai commenti sul web
Ma io rido di chi trova diseducativo il rap

Perché ascoltavo Vasco fare i doppi sensi sulla droga

Io la Coca-Cola me la porto a scuola

Come Jovanotti prima della svolta a sinistra

Che gli si vedeva il pacco sotto il pantaciclista

Cantautori impegnati per una causa persa

Ancora oggi può svoltarmi una giornata di merda!

Critica del progresso

Sì ma quale progresso?

È la prima domanda che mi pongo nello svolgere delle mie attuali letture. Ri affrontando Lasch e la sua critica maggiore (Il Paradiso in Terra), letta nell’integralità delle sue 600 pagine e ripercorrendo pensiero progressista e pensiero reazionario (o conservatore o secolarizzatore a secondo delle fasi storiche del nostro continente e dell’America), il primo pensiero va alla differenziazione del concetto stesso di progresso.

Progresso come corsa capitalistica al maggior quantitativo, di oggetti prodotti (e il loro conseguente spreco), di bisogni creati (assoggettazione al raggiungimento progressivo degli obbiettivi aziendi in costante aumento di grandi gruppi societari), di un performance tecnica che esula la ricerca tecno-scientifica. Che non ha come obbiettivo l’avvicinarsi della società al Migliore dei mondi, come lo chiamerebbe Popper, ad un mondo in cui tecnica, scienza, medicina, siano al servizio della qualità di vita reale dell’essere umano. Che non vuol dire sfidare la natura, ignorare la madre terra o dimenticare i limiti della condizione umana (una condizione che non è né divina né chimica) ma lavorare alla scoperta scientifica e allo sviluppo tecnico proprio nei limiti di questa condizione. 

Una condizione che non potrà mai essere appianata né dall’eccesso di fuga di avanti dettata dal principio primo del capitalismo economico e cioè l’aumento continuo e senza termine della creazione e dell’accumulo di ricchezze né da veilleità ego-strutturate che rispondono alla paura della degenerescenza e della morte.

De Turris e la sua critica a Popper dimenticano questa differenziazione che deve essere il fondamento di una qualsivoglia critica costruttiva, completa e “giusta” (non in senso etico ma di puro carattere coerente della dissertazione) del progresso. 

La critica del progresso capitalista come la espone e argomenta Lasch trascende anche l’orientamento politico del suo autore e di qualsiasi lettore vi si approcci, la panoramica offerta del pensiero detto “reazionario” e di quello della sinistra detta “progressista” europea permette anzi la rivalutazione di autori e pensieri scartati per forma mentis consolidata da una parte e dall’altra.

Ad oggi si assiste ad una critica attiva del progresso senza regolamentazione dei mercati e della sovrastruttura economica capitalista, che si può definire trasversale. Movimenti di involuzione produttiva e solidale che sono stati ideati da associazioni e collettivi di sinistra sono affiancati nella loro missione pratica di tutela di modalità produttive più lente e rispettose dell’individuo e delle materie prime, dalla tutela e la rivalorizzazione che pensatori,associazioni culturali di destra mettono in atto nei confronti dell’artigianato, della produzione familiare,nazionale, su piccola scala, delle realtà produttive autonome, fuori dal controllo e dalla logica dei macro-gruppi commerciali.

La cortina di ferro è caduta tanto tempo fa. La consapevolezza della necessità di abbandonare nostalgie per strutture governative fallimentari e obsolete deve spingere al congiungimento delle forze non contro il Progresso in una spirale di riufiuto conservatore ma contro il progresso come scalata verso il nulla.