Numero primo

Il primo libro completo che ho letto, a 7 anni, era di Bianca Pizzorno, ce l’ho ancora e si chiamava Streghetta mia. 

Ma se devo delimitare il nascere del mio leggere critico, oltre la narrativa e l’approccio di studio alle lettere nel loro insieme (filosofia e linguistica comprese per estensione), arriva con Umberto Eco. Arriva con tutto Umberto Eco. Dai diari minimi letti in seconda media ad ogni articolo e prefazione che potessi trovare in giro, Micromega compresi, e per finire con la meravigliosa narrativa.

Acquistato il giorno della sua uscita solo ora trovo modo di leggere l’ultimo suo libro, la raccolta degli ultimi 15 anni di Bustine di Minerva che ha deciso di porre in raccolta.


Potrei pubblicare tutto, ho riso, come sempre con Eco, e gli ho data ragione, anche questo come sempre. Lui ha avuto una fortissima impronta sulla formazione della mia analisi critica, sulle lettere e le arti ma anche al di fuori, in politica e geo-strategia, sul pensiero scientifico, sull’osservazione sociale e la ricerca storica.

L’italia è un paese strano. Pieno di mediocri e soubrettes. Ma è anche la patria di tantissimi grandi (immensi) pensatori. Eco non è stato solo un pensatore, è stato un professore, per i suoi allievi ma anche per tutti quelli che grazie a lui hanno imparato ad interrogarsi, imparato ad analizzare, imparato ad imparare.

Lui ci ha mostrato una via, sempre collocato nel suo tempo, con un occhio sulla storia e uno sul futuro. Come dovremmo essere tutti. 

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