La noia e l’assenza di noia


È rarissimo ch’io abbandoni un libro, frutto semplicemente del saper scegliere titoli che so già di poter apprezzare. Poi però a volte ti capita qualcosa tra le mani e ci provi. Certo, già immaginavo sarebbe stato un’insuccesso. Una ragazzina agiata romana che butta il telefonino nel fiume e scappa a Berlino, incontra solo uomini e viene descritta come quell’etereo che sempre mi ha infastidito nei personaggi femminili…

E quindi mi sono annoiata presto. E visto che non sono di quella razza che legge libri e ne dice poi del male, non perdo tempo, scarto e vado avanti.

L’avanti, dopo una divertente parentesi con il Dizionario della Stupidità di Odifreddi, mi ha portato ad una bellissima scoperta.


Scritto con una maîtrise du language eccezionale, è un testo con così tanti livelli di lettura dal richiedere diverse riletture e messe a confronto in determinati passi. 

Una Francia con Garcia e con Bosc si dimostra un paese che da ancora valore alle Lettere e alla Lingua, alla costruzione del testo stesso, oltre il contenuto e riporta alla luce quei testi dei quali ti fermavi a rileggere, due, tre, dieci volte, la stessa frase, semplicemente perché era bella. 

Piccola incursione narrativa in un periodo quasi esclusivamente d’essai. 

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