Giulia e Clementino

Passare, saltare di lettura in lettura, anche e soprattutto se letture si distanziano e quasi si contraddicono.

Giulia è un demone strisciante, lei non è una donna depressa, lei è la depressione, la materializzazione in carne ed ossa della depressione di Silone. E questo lo si sente, dalle prime pagine, ben prima della nota dell’autore che chiude il volume e che la descrive come l’alter ego immaginario e per questo libero dalla storia di Silone.

Giulia è il malessere innato e rivelatosi senza causa alcuna, che nemmeno la psicanalisi, nemmeno l’immenso Jung può guarire. “Vada da un prete”, perché il prete perdona, anche le colpe del solo pensiero, ed estirpa la colpevolezza che ammuffisce l’anima. Ma la confessione richiede una colpa, un atto o un pensiero che Giulia non ha. È anzi l’assenza il male di Giulia, l’assenza di un problema, di un trauma, di un errore, il camminare a fianco della vita da spettatrice, amante (nel senso fisico) non amante (nel senso sentimentale), genitrice non madre.

Dove le colpe di Silone sono coscienti, presenti, reali, negate o no ma pur sempre materiali, quelle che causano il dolore della sua (parte) Giulia risiedono nella sua nascita stessa. Il mal de vivre di un tempo che la psicanalisi ribattezzò depressione e di cui definì gli argini si annida potenzialmente in ogni vita, anche la più vacua di drammi come può esserla quella di Giulia, tra tennis, sci, un padre amorevole, l’Europa, il lusso, la possibilità di scrivere senza necessità di sostentarsi.

È una Giulia-mostro che Gallini racconta attraverso uno dei tempi più mostruosi della storia Europea, dove descrive questo gruppo di rivoluzionari o presunti tali, scrittori, finanziatori, pittori, che nei saloni borghesi svizzeri bevono champagne, un anno prima dell’ascesa di Hitler, parlano di architettura e analisi Junghiana, e affrontano loro stessi, ripiegati, ego-centrati, incapaci di attuare rivoluzioni umane ed interiori, lontani miliardi di anni dalla possibilità di un atto comune di ribellione al nazionalsocialismo. Una galleria di individualità viziate che lasciano scorrere la storia, tra una seduta di analisi e un tè servito in livrea.

E sennò ho appena iniziato il libro di Clementino.

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