Piccole belle sorprese

Al salone da Sellerio nello parte dello stand riservato a pubblicazioni di nicchia sulla Sicilia presi questo piccolissimo libro di 62 pagine.

Un delicato diario di mesi terribili per una popolazione che la guerra forse, se la meritava meno di tutti.

È una donna che scrive, oltre la politica e l’ideologia, la sofferenza per la sua terra e la sua Patria.

Rileggere queste pagine oggi è bello e importante. Quando parlar di Patria sembra essere un delitto, e le accuse di intervenzionismo retrogradi, ecco con parole semplici e realiste, il pensiero del cuore e la lucida dello spirito critico.



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Askatasuna

Avete rotto il cazzo.

Pseudo centri sociali avete rotto il cazzo.

Se un’ordinanza non vi va bene andate a manifestare in comune come fanno tutti.

Non vi permettete di prendervela con la Municipale che fa rispettare suddetta ordinanza.

E non andate sui social a fare la scenetta “uh la polizia ha caricato tra i dehors” senza dire che prima sono stati aggredditi gli agenti della municipale, cosa peraltro già avvenuta qualche giorno fa.

Una donna, commissario, è stata presa a pugni in faccia, un altro agente colpito e ferito al volto con una bottiglia. E vi pare strano abbiano poi mandato l’antisommossa.

Se non va bene un’ordinanza la si critica in sede opportuna. Al massimo si fanno presidi.  Ma non si pretende di poter, con la forza, violarla e poi giocare alle vittime.

Parentesi se non vi va bene che non si possa bere come si desideri in una piazza ostaggio di spaccio e vendita abusiva di alcolici in strada potete andare a casa vostra a bere.

Ah no, giusto, la maggior parte abita con la mamma.

Perché lo IUS SOLI no

Sono fortunata, su questo argomento posso parlare a giusto titolo, più della maggior parte di persone che sono intervenute fino ad ora.

Un po’ perché ho vissuto espatriata 15 anni, un po’ perché sono cresciuta con bambini nati in Francia da genitori stranieri, bambini nati all’estero e arrivati in tenera età, bambini arrivati già grandi…

Sono figlia di due persone che vivono in un paese straniero di cui non sognerebbero di prendere la nazionalità da 32 anni. Ne hanno diritto ma non vi sono interessati. L’Italia spesso la criticano, ci vengono anche poco. Però sono Italiani. Fino alla morte, Italiani. Mia madre continua ad alzare gli occhi al cielo quando il suo compagno francese non coglie sottigliezze culturali che sono per noi importantissime.

Quando ho compiuto 18 anni ho ricevuto una lettera dalla Republique Française che mi annunciava il mio diritto alla cittadinanza francese visto che avevo raggiunto la maggiore età ed ero presente sul territorio da più di 10 anni.

Ovviamente ho rifiutato. Anche la doppia cittadinanza. Io sono italiana. In tutto. Dalle più insignificanti abitudini di vita ai concetti più complessi dell’identità. Anche se ad oggi vivessi ancora in Francia sarei sempre un’Italiana.

Avevo un fidanzato nato in Marocco e arrivato a 3 anni in Francia che era francese, si sentiva tale e non aveva appartenenza identitaria al suo paese di origine.

E avevo compagni di nazionalità francese, nati a Parigi che alla domanda “t’es quoi?” Rispondevano “Algerien”.

Scelta.

La scelta si deve dare. Perché non basta nascere in un posto per sentirsi appartenente a quel paese. Perché se sei nato a Canicattì ma continui a vivere esattamente come al bled non sei Italiano. Come non sei Francese se vivi come fossi a Caltanissetta, triglie fritte comprese (e severità educativa in premio). 

Ad oggi ci sono tutele di uguaglianza tra cittadini di diversa nazionalità, i bambini nati da stranieri o da connazionali hanno gli stessi identici diritti, compresi documenti di riconoscimento nazionali. Un bambino Thai che vive a Milano fa la stessa vita di un bambino italiano, stesse istituzioni, stesso accesso all’istruzione e ai servizi.

La cittadinanza, la nazionalità non è automatica nel cuore di una persona, si costruisce con il tempo e non si può imporre a nessuno. L’integrazione forzata che passa dalla cancellazione del paese di origine rischia di creare un rigetto fortissimo verso il paese adottivo e non è quello di cui le seconde e terze generazioni hanno bisogno.
Qui di no. Niente Ius Soli. Dopo 10 anni e/o alla maggiore età la nazionalità va proposta. Chi sente di volerla l’avrà. Chi si sente altro, resterà giuridicamente quello che è. Un espatriato come milioni, il che non è una brutta condizione, anzi, è spesso, quasi sempre, un’immensa ricchezza.

Lacune storiche

E come colmarle.

Io per esempio ne ho due molto grandi.

L’Unità d’Italia e il Fascismo.

L’Unità perché essendo fatto meramente nazionale non viene studiato in Francia se non per quelle date e figure chiave che non danno però nessun quadro.

Il Fascismo perché in virtù del Devoir de Mémoire, e dato il coinvolgimento della Francia nella vicenda nazista, viene messo completamente da parte sia a livello diplomatico e bellico che a livello di studio del modello sociale.

E quindi?

E quindi colmo questa ignoranza piano piano, con letture del tutto trasversali che possano darmi un quadro, di tutto, lentamente costruisco una memoria storica che non ho ma che fa parte di me, che non va ignorata, soprattutto alla luce del fatto che questo paese, ben dopo il 1946 ha continuato a mantenere molti provvedimenti sociali del ventennio. 

Allora leggo. Imparo. 

Ogni parte. Soprattutto quelle che non conosco ancora. Dalle figure alla repressione, dal dissenso alle riforme sociali. 

La strada prosegue con in terzo libro che leggerò a breve, intitolato Eleganza Fascista, che esplora moda e estetica del movimento.

Kafkaesque

I’ve been home for four days to a pulmonary infection which by the way doesn’t seem to have any will to leave my body soon.

So we had extensive family time, which was very fine except for the fact that I was particularly tired and not in any shape.

We went to the matket

To the park at a vey early hour.

Had some french class.

Meanwhile I’m about to finish a very book on Lacan.

And it’s raining a lot. But like A Lot. 

The perfection of others

When you’re on the web you question yourself a lot. At least I do. Especially when I see mothers and family with kids. 

Especially when I see family with what seems to a perfect life, a very neat house, cute kids in any situation.

I used to feel failure on my shoulders back in time, I am now more indulgent with myself, I realize those people live in completely different conditions than me. They’re for the most stay at home moms, they have wealthy husbands, live near by their relatives, share two cars, can afford at least a maid, can probably shop for kids clothes in better places than I do. 

They have minimalist houses but they don’t read so they don’t have tones of books to store as I do. They submit their children to the web parade making them pose for very specific cool family pictures and wear matched clothes (hello individuality). 

So yes, I may be a bit anxious about all the imperfections of my life but I do feel like I’m doing the things the best I can. Or at least that’s what I tell myself but who knows? Maybe I’m having it all wrong and should have a paper like house and Club Med adverts kids.