Paralleli

Ci sono letture che a volte si incrociano in modo profondo e succede, a volte, che un autore che voleva raccontare una storia semplice, una storia umana, dica molto di più, consapevolmente o no.

Avevo appena finito di leggere Illich e il suo “Descolarizzare la società” a cui do l’immenso credito di essersi, negli anni 70 posto il problema, non dell’organizzazione scolastica ma dello schema societario che essa impone.


Illich non parla di come modificare la scuola secondo criteri liberali o libertari come ci si potrebbe aspettare da un pensatore della sua generazione in piena guerra del Vietnam.

Illich si pone il problema della disuguaglianza che l’obbligo scolastico crea, all’interno di una nazione e in modo ancor più violento tra le nazioni in forte sottosviluppo e le altre.

Creando un percorso strutturato, unico riconosciuto per l’accesso all’accreditazione lavorativa e quindi, obbligatorio anche oltre gli anni di effettivo obbligo di legge, si creano voragini incolmabili tra chi può avere accesso a questa istruzione e gli altri.

Senza entrare nel dettaglio delle pedagogie, Illich mostra come, alla base, l’impossibilità di reperire fonti di istruzione (teoriche o pratiche che siano) è un dramma umano enorme. 

La ritenzione del materiale didattico e il suo essere dispensato secondo canoni prestabiliti, uguali per tutti, senza tener conto del contesto in cui la persona che vuole apprendere evolve, dell’opportunità di un adattamento, è di fatto una forzatura e un’imposizione centralizzate che minano la libertà individuale e collettiva dei popoli ad istruirsi come lo desiderano.

Per tutto questo, oggi, ho preso dalla scrivania il libro di Salvatore.


Perché nella storia di questi ragazzi che dalla casa famiglia vengono portati sul palco di un teatro, è proprio di “imparare” che si discute.

In un contesto in cui il gruppo società, la famiglia, il quartiere, la vita, hanno tagliato fuori dall’accesso ad un’istruzione non solo buona o anche adatta, questi ragazzi, Salvatore porta loro la conoscenza, l’esperienza dell’arte. 

Si fa portatore di istruzione pratica del teatro ma anche e soprattutto di istruzione emotiva, perché la recitazione, ancor più di altre arti, senza amore e senza spiritualità non è nulla.

Essere veicolo di conoscenza e portarla là dove non c’è più l’apparato scolastico statale e dove esso è immensamente deficitario proprio nel capire le necessità degli individui indeboliti dal proprio percorso di vita, questa è la piccola e allo stesso tempo immensa rivoluzione che Salvatore attua e che invita ognuno di noi a fare dicendoci “Entrate, prendetevi un caffè con questi ragazzi e regalate loro qualcosa, in tempo e conoscenza”.

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