Il paradosso della cronaca estiva

Questa fine estate ha portato sulla carta stampata tre diverse cronache di violenza sessuale per mano di sconosciuti molto diverse tra loro ma che reputo molto interessanti.

Innanzitutto perché occupandoci della violenza straordinaria possiamo dimenticarci dello scarso interesse e delle scarse azioni che abbiamo e poniamo per arginare la violenza quotidiana. Come quando raccontiamo della fidanzata x accoltellata, senza invece studiare il perché della crescita delle violenze all’interno delle coppie più giovani (toccherebbe rimettersi in questione come società invece di incolpare l’orco, il pazzo, il “branco” di turno).

Non ho ancora letto un articolo utile e riflessivo sui fatti di Firenze. Si è stupidamente parlato della reputazione dell’Arma, quando, onestamente, a nessuno sulla terra verrebbe in mente di incolpare tutte le forze armate per la violenza dei singoli. Quel caso lì pone tra l’altro questioni molto più serie e delicate. Come si manifesta l’effettivo consenso? La legge ammette volentieri che la persona in stato alterato da alcol e/o droga non possa mai dare effettivo consenso. 

E io mi chiedo se sia giusto. Mi rendo conto sia un’analisi brutale. Ma quando scatta l’impossibilità di dare o negare consenso ad un rapporto sessuale? Ho bevuto nella vita, ho fatto serate, fumo occasionalmente da tanti anni, e in alcuni periodi da ragazza giovane con il mi fidanzato anche abbastanza regolarmente. Ho preso delle trone, anche molto serie, però non mi è mai successo di non sapere o essere in grado di decidere se sì o no volessi un rapporto sessuale. E se è no, devi prendermi a sassate in testa, come ha fatto il Bengalese con la ragazza Finlandese a Roma per costringermi a qualcosa.

Se non sei riversa inconsciente a terra, come fai a non essere in grado di dare o negare consenso? 

E dall’altra parte, se non ti ricordi assolutamente cosa sia successo la sera prima (davvero? Apparte sotto eroina o crack non capisco davvero come) in che stato ti sei messa? Quanto ti sei tutelata? E non solo dalla violenza sessuale, ma anche solo dal cadere nell’Arno?

Se la violenza non è qualificabile e giustificabile mai, tutelare se stessi è un dovere, di donne e uomini. Essere in una città straniera e mettersi in stati tali da causare blackout completi, farsi dare un passaggio da uno sconosciuto (e mi spiace aggiungere, proveniente da una zona del mondo dove le donne hanno paura di andare a fare pipì di notte perché vengono aggredite e abusate nel loro unico momento di “debolezza”),in una città nella quale sei appena arrivata… come può venire in mente?

E lo dico io che posti ne ho visto e di notte ho girato.

Se al momento la coscienza maschile è ai minimi storici del secolo, nel contempo di aprire un vero dialogo onesto e senza politicamente corretto sulla questione, la necessità di tutelarsi è FONDAMENTALE. 

In una società che sta perdendo i suoi valori più essenziali, non vivere nel mondo fatato degli unicorni pensando che l’uomo cortese sia per forza ben intenzionato. E non ridursi alla condizione di non poter nemmeno provare a dire NO. 

Premesso tutto questo, è davvero ora di rieducare i vistri figli, perché vi avverto, lo scempio che è stato commesso nell’educazione dei maschi tra i 15 e i 25 anni di oggi, e il pessimo, PESSIMO esempio che essi danno a tutti i giovani maschi soli che arrivano oggi da paesi in cui non sono abituati al contatto quotidiano con le donne, non può essere perpetrato con la generazione dei ragazzini che li segue. 

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