N13

(White, Red On Yellow)

Mark Rothko – 1958

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Lacune storiche

E come colmarle.

Io per esempio ne ho due molto grandi.

L’Unità d’Italia e il Fascismo.

L’Unità perché essendo fatto meramente nazionale non viene studiato in Francia se non per quelle date e figure chiave che non danno però nessun quadro.

Il Fascismo perché in virtù del Devoir de Mémoire, e dato il coinvolgimento della Francia nella vicenda nazista, viene messo completamente da parte sia a livello diplomatico e bellico che a livello di studio del modello sociale.

E quindi?

E quindi colmo questa ignoranza piano piano, con letture del tutto trasversali che possano darmi un quadro, di tutto, lentamente costruisco una memoria storica che non ho ma che fa parte di me, che non va ignorata, soprattutto alla luce del fatto che questo paese, ben dopo il 1946 ha continuato a mantenere molti provvedimenti sociali del ventennio. 

Allora leggo. Imparo. 

Ogni parte. Soprattutto quelle che non conosco ancora. Dalle figure alla repressione, dal dissenso alle riforme sociali. 

La strada prosegue con in terzo libro che leggerò a breve, intitolato Eleganza Fascista, che esplora moda e estetica del movimento.

Kafkaesque

I’ve been home for four days to a pulmonary infection which by the way doesn’t seem to have any will to leave my body soon.

So we had extensive family time, which was very fine except for the fact that I was particularly tired and not in any shape.

We went to the matket

To the park at a vey early hour.

Had some french class.

Meanwhile I’m about to finish a very book on Lacan.

And it’s raining a lot. But like A Lot. 

The perfection of others

When you’re on the web you question yourself a lot. At least I do. Especially when I see mothers and family with kids. 

Especially when I see family with what seems to a perfect life, a very neat house, cute kids in any situation.

I used to feel failure on my shoulders back in time, I am now more indulgent with myself, I realize those people live in completely different conditions than me. They’re for the most stay at home moms, they have wealthy husbands, live near by their relatives, share two cars, can afford at least a maid, can probably shop for kids clothes in better places than I do. 

They have minimalist houses but they don’t read so they don’t have tones of books to store as I do. They submit their children to the web parade making them pose for very specific cool family pictures and wear matched clothes (hello individuality). 

So yes, I may be a bit anxious about all the imperfections of my life but I do feel like I’m doing the things the best I can. Or at least that’s what I tell myself but who knows? Maybe I’m having it all wrong and should have a paper like house and Club Med adverts kids.

Fetish

What’s yours?

Because mine is to watch Breaking Bad just to look at Albuquerque’s sky.

I miss this place so much.

I swear I’ll get back there when Mathilde will hit six because it is for me the most beautiful place on Earth. 

Apart from that, the heat came along this month of May, we’re trying to adjust.

That end of school year is not like ant any other. I still don’t feel prepare for El to start elementary school in September. In between we have to move on to the new house and I don’t feel ready for that either. Can we just skip directly to Christmas? 

13 years

It was around Christmas I guess, reason why I was around Naples at the time. My cousin Nicholas was a kid and my aunt convinced me to go the movies with them, him being scared, to see a pirates movie.

Man if I love adventure. So it was greater and greater with every passing minute. I fell in love with Elizabeth which is pretty rare since I almost always have things to say about womem characterization in movies and books. But not only that. We finally had true adventure back on screen when the last ones may have been Indiana Jones (Disney Again) and Jurassic Park (Spielberg tho).

Love, piracy, honor, treasures, legends, sea, rhum, beaches, the Indian Eastern Company, identity, intelligence, outcasts…

It was all so perfect. And it lasted so.

Along with The Dead Man’s Chest and At The End Of The World, everything went even more glorious and in my advice nothing beats Elizabeth speech at the last battle.
You will listen to me! LISTEN! The other ships will still be looking to us, to the Black Pearl, to lead, and what will they see? Frightened bilgerats aboard a derelict ship? No, no they will see free men and freedom! And what the enemy will see, they will see the flash of our cannons, and they will hear the ringing of our swords, and they will know what we can do! By the sweat of our brow and the strength of our backs and the courage in our hearts! Gentlemen, hoist the colors



I am usually not fond of love stories, especially the established ones, but the one between Elizabeth and Will is just the imperfect perfect. While he loved her since forever she has a last moment of hesitation while searching for him after the delay of their marriage. She thinks to be attracted by Jack but she is in fact attracted by the part of herself she doesn’t want yet to admit.

Piracy is inside of you. Elizabeth had been a pirate since childhood, she just didn’t understand it wasn’t fascination over others, but intime search.

The tragic in their separation while Will goes to his fate of leading the Flying Dutchman has always always made me cry rivers.

So watching the end of Salazar was just too emotional to bare.

So yes. Here I stand, after 13 years. 

Ah l’amour des livres

Torino è una citta di cultura. Torino e il Jazz Festival. Torino e il Film Festival. Torino e il MiTo. Torino e le sue fondazioni e pinacoteche. Torino e Portici Di Carta. Torino e le sue bellissime rassegne.

Io ho scelto Torino perché è una vecchia signora, saggia, vestita con gusto, che beve il tè mentre la modernità le passa di fianco senza mai smuoverle le piume del cappello. 

Ho scelto Torino perché non è degenerata. Non è eccesso, non è corsa, non è moda, non è fenomeni.

Ho scelto Torino per le piccole cose, per il chilometro 0 effettivo, per i contadini del canavese al mercato, per le tradizioni che nessuno lascia morire, nemmeno i giovani, per la sua solidità e storia conservata e riproposta sempre.

Ho scelto Torino perché mi sembra Parigi ma senza il terzo millennio.
Milano con le sue idee, è stata spesso e questa volta ancora, il figlio arrogante di Torino, che insulta il padre e pensa di poter innalzarsi con la prepotenza, per poi rendersi conto che il mondo che lo circonda preferisce la forza tranquilla dei padri allo scalpitio dei loro figli.
Slow lover

Momenti off 

Momenti Pop

Amicizie indissolubili 

Amori eterni

Robette 

Cocktail di chiusura

Libri comprati

Libri regalati 

Libri per micro lettori 

About mothers

Every story is different. 

This is the first picture with my mom. 

Thank you for every day.

Thank you for the simple fact of giving me the chance to actually have a mother.

Beauty and calm


Here’s a detail on Number 1A 1948 from Jackson Pollock. 

Some days you just need to celebrate love, life, beauty in its more sincere and calm representations.

Like Aristocratic places.

Like Flowers.

Like Reflections.

Like the Simplicity of my favorite.

Cheers to life, cheers to whatever makes you happy, cheers for achievements and cheers for the loved one who walk by our side.

Giulia e Clementino

Passare, saltare di lettura in lettura, anche e soprattutto se letture si distanziano e quasi si contraddicono.

Giulia è un demone strisciante, lei non è una donna depressa, lei è la depressione, la materializzazione in carne ed ossa della depressione di Silone. E questo lo si sente, dalle prime pagine, ben prima della nota dell’autore che chiude il volume e che la descrive come l’alter ego immaginario e per questo libero dalla storia di Silone.

Giulia è il malessere innato e rivelatosi senza causa alcuna, che nemmeno la psicanalisi, nemmeno l’immenso Jung può guarire. “Vada da un prete”, perché il prete perdona, anche le colpe del solo pensiero, ed estirpa la colpevolezza che ammuffisce l’anima. Ma la confessione richiede una colpa, un atto o un pensiero che Giulia non ha. È anzi l’assenza il male di Giulia, l’assenza di un problema, di un trauma, di un errore, il camminare a fianco della vita da spettatrice, amante (nel senso fisico) non amante (nel senso sentimentale), genitrice non madre.

Dove le colpe di Silone sono coscienti, presenti, reali, negate o no ma pur sempre materiali, quelle che causano il dolore della sua (parte) Giulia risiedono nella sua nascita stessa. Il mal de vivre di un tempo che la psicanalisi ribattezzò depressione e di cui definì gli argini si annida potenzialmente in ogni vita, anche la più vacua di drammi come può esserla quella di Giulia, tra tennis, sci, un padre amorevole, l’Europa, il lusso, la possibilità di scrivere senza necessità di sostentarsi.

È una Giulia-mostro che Gallini racconta attraverso uno dei tempi più mostruosi della storia Europea, dove descrive questo gruppo di rivoluzionari o presunti tali, scrittori, finanziatori, pittori, che nei saloni borghesi svizzeri bevono champagne, un anno prima dell’ascesa di Hitler, parlano di architettura e analisi Junghiana, e affrontano loro stessi, ripiegati, ego-centrati, incapaci di attuare rivoluzioni umane ed interiori, lontani miliardi di anni dalla possibilità di un atto comune di ribellione al nazionalsocialismo. Una galleria di individualità viziate che lasciano scorrere la storia, tra una seduta di analisi e un tè servito in livrea.

E sennò ho appena iniziato il libro di Clementino.