About mothers

Every story is different. 

This is the first picture with my mom. 

Thank you for every day.

Thank you for the simple fact of giving me the chance to actually have a mother.

Beauty and calm


Here’s a detail on Number 1A 1948 from Jackson Pollock. 

Some days you just need to celebrate love, life, beauty in its more sincere and calm representations.

Like Aristocratic places.

Like Flowers.

Like Reflections.

Like the Simplicity of my favorite.

Cheers to life, cheers to whatever makes you happy, cheers for achievements and cheers for the loved one who walk by our side.

Giulia e Clementino

Passare, saltare di lettura in lettura, anche e soprattutto se letture si distanziano e quasi si contraddicono.

Giulia è un demone strisciante, lei non è una donna depressa, lei è la depressione, la materializzazione in carne ed ossa della depressione di Silone. E questo lo si sente, dalle prime pagine, ben prima della nota dell’autore che chiude il volume e che la descrive come l’alter ego immaginario e per questo libero dalla storia di Silone.

Giulia è il malessere innato e rivelatosi senza causa alcuna, che nemmeno la psicanalisi, nemmeno l’immenso Jung può guarire. “Vada da un prete”, perché il prete perdona, anche le colpe del solo pensiero, ed estirpa la colpevolezza che ammuffisce l’anima. Ma la confessione richiede una colpa, un atto o un pensiero che Giulia non ha. È anzi l’assenza il male di Giulia, l’assenza di un problema, di un trauma, di un errore, il camminare a fianco della vita da spettatrice, amante (nel senso fisico) non amante (nel senso sentimentale), genitrice non madre.

Dove le colpe di Silone sono coscienti, presenti, reali, negate o no ma pur sempre materiali, quelle che causano il dolore della sua (parte) Giulia risiedono nella sua nascita stessa. Il mal de vivre di un tempo che la psicanalisi ribattezzò depressione e di cui definì gli argini si annida potenzialmente in ogni vita, anche la più vacua di drammi come può esserla quella di Giulia, tra tennis, sci, un padre amorevole, l’Europa, il lusso, la possibilità di scrivere senza necessità di sostentarsi.

È una Giulia-mostro che Gallini racconta attraverso uno dei tempi più mostruosi della storia Europea, dove descrive questo gruppo di rivoluzionari o presunti tali, scrittori, finanziatori, pittori, che nei saloni borghesi svizzeri bevono champagne, un anno prima dell’ascesa di Hitler, parlano di architettura e analisi Junghiana, e affrontano loro stessi, ripiegati, ego-centrati, incapaci di attuare rivoluzioni umane ed interiori, lontani miliardi di anni dalla possibilità di un atto comune di ribellione al nazionalsocialismo. Una galleria di individualità viziate che lasciano scorrere la storia, tra una seduta di analisi e un tè servito in livrea.

E sennò ho appena iniziato il libro di Clementino.

On the matter of people’s strangeness 

It’s six and an half in the morning and I’m on a train. I just finished a beautiful, beautiful book, I’m reading the newspaper and wondering why do people have such ability to disregard what’s appropriate or not on the matter of food habits. The other day I went to a coffee shop, ordered a coffe and then asked for some eventual gluten free sweet. I was answered “we also have a large choice of vegan ones”. I wondered how could someone compare a diet choice with a health condition that wouldn’t allow a specific gamme of products.

Then some days later I came across an article about how gluten free diet was starting to be a trend, then again, in the “lifestyle” section of the newspaper. Well. Being celiac is not a lifestyle, it is not a choice, it is very serious malabsorption condition. My child would be underweight and underdeveloped since we figured out what her problem was. And I would suffer tremendous muscles and ligatures pain for years along with being subjected to very heavy medical treatment before I came to know that my Behçet disease was the result of being celiac without knowing it.

So who on its right mind would generalize that the gluten free living is a trend? Gluten free products are not only extremely expensive but also for the most, not particularly tasteful. Anyone who has try them once know it. Gluten free bread is for the most unbeatable. Same for a lot of other products. 

So it irritates me lot to have pair with the vegan diet, which I know loads about, having being vegan for six and more years, back when it wasn’t fashion at all, all costed lot and you were looked at as an alien or a complete moron. Being vegan a choice, being on gluten free diet is not, let alone if you’re stupid enough to subject yourself to such treatment for masochist purposes.

All that been said, I’m planning two days in Venice for the Biennale.

La noia e l’assenza di noia


È rarissimo ch’io abbandoni un libro, frutto semplicemente del saper scegliere titoli che so già di poter apprezzare. Poi però a volte ti capita qualcosa tra le mani e ci provi. Certo, già immaginavo sarebbe stato un’insuccesso. Una ragazzina agiata romana che butta il telefonino nel fiume e scappa a Berlino, incontra solo uomini e viene descritta come quell’etereo che sempre mi ha infastidito nei personaggi femminili…

E quindi mi sono annoiata presto. E visto che non sono di quella razza che legge libri e ne dice poi del male, non perdo tempo, scarto e vado avanti.

L’avanti, dopo una divertente parentesi con il Dizionario della Stupidità di Odifreddi, mi ha portato ad una bellissima scoperta.


Scritto con una maîtrise du language eccezionale, è un testo con così tanti livelli di lettura dal richiedere diverse riletture e messe a confronto in determinati passi. 

Una Francia con Garcia e con Bosc si dimostra un paese che da ancora valore alle Lettere e alla Lingua, alla costruzione del testo stesso, oltre il contenuto e riporta alla luce quei testi dei quali ti fermavi a rileggere, due, tre, dieci volte, la stessa frase, semplicemente perché era bella. 

Piccola incursione narrativa in un periodo quasi esclusivamente d’essai. 

Oui 

I have picked wild rosesFar into september

But I had no one to give the flowers to

I needed a celebration

A September coronation

And I admitted to myself I needed you
I’ve watched the gentle winds change

The colors shades of meadows

Ive seen the dew on flowers that had no name

But I let my vase stay empty like my lonely empty heart

Picking flowers for yourself is not the same
Don’t you think its come our time to be together

Lets gather up our scattered words of love and make them rhyme

Let’s go pick some flowers and fill our empty vases

Don’t you think its come out time
Would you take this small bouquet that leaves a fragrance on my fingers

And a feeling that your love is close at hand

Thank you for the flowers, now lets walk through the meadows

Through the brook where our demands caress the sand

Unpopular opinions

About places I went to or places I’m not interested to visit.
. Madrid/Barcelone

. Sardegna

. Puglia/Calabria

. Japan

. New York (except for Broadway. I would totally go there then head immediately back to a plane for Albuquerque)

. Pacific Islands of any kind
Places I would totally visit or go back to

. Albuquerque (for me NM is the most beautiful and peaceful place of the world)

.  Newfound Land

. Switzerland 

. Big Sur 

 . Carlsbag

. Jena

. Normandie

. Filicudi

. Acireale

. Saulieu

At each its heroes

I’ve always preferred Batman to Superman so it’s no surprise that I prefer Johnny Cash over any other.

I humbly admit that I came to know him right after his death. Country and folk were never music you could find at home so I had no specific background on the matter. Ironic now that I have such great knowledge of it.  

But Johnny Cash was a revelation to me. I came upon all his discography time after time, hymns and gospel included and what can I say? Reading his biography written by himself was the only way to do it. His style is all around every page and every word. It was a beautiful reading I would absolutely recommend to anyone, especially those who don’t know him and his incredible journey on Earth.

Numero primo

Il primo libro completo che ho letto, a 7 anni, era di Bianca Pizzorno, ce l’ho ancora e si chiamava Streghetta mia. 

Ma se devo delimitare il nascere del mio leggere critico, oltre la narrativa e l’approccio di studio alle lettere nel loro insieme (filosofia e linguistica comprese per estensione), arriva con Umberto Eco. Arriva con tutto Umberto Eco. Dai diari minimi letti in seconda media ad ogni articolo e prefazione che potessi trovare in giro, Micromega compresi, e per finire con la meravigliosa narrativa.

Acquistato il giorno della sua uscita solo ora trovo modo di leggere l’ultimo suo libro, la raccolta degli ultimi 15 anni di Bustine di Minerva che ha deciso di porre in raccolta.


Potrei pubblicare tutto, ho riso, come sempre con Eco, e gli ho data ragione, anche questo come sempre. Lui ha avuto una fortissima impronta sulla formazione della mia analisi critica, sulle lettere e le arti ma anche al di fuori, in politica e geo-strategia, sul pensiero scientifico, sull’osservazione sociale e la ricerca storica.

L’italia è un paese strano. Pieno di mediocri e soubrettes. Ma è anche la patria di tantissimi grandi (immensi) pensatori. Eco non è stato solo un pensatore, è stato un professore, per i suoi allievi ma anche per tutti quelli che grazie a lui hanno imparato ad interrogarsi, imparato ad analizzare, imparato ad imparare.

Lui ci ha mostrato una via, sempre collocato nel suo tempo, con un occhio sulla storia e uno sul futuro. Come dovremmo essere tutti.