L’antifascismo come sport della Domenica

Potrei iniziare con la piccola battaglia quotidiana con un vicino di casa o del quartiere, che continuava ad attaccare al cancello del mio palazzo un adesivo Torino Antifascista, che staccavo ogni due giorni e lui riattaccava. Qualche settimana fa si è stufato. O più probabilmente al Gabrio hanno finito gli adesivi.

Perché lo staccavo? Prima di tutto perché è il cancello di un palazzo, il decoro è sempre benvenuto.

Poi perché fa un po’ ridere attaccato all’entrata di un complesso di case popolari costruite nel 1927 che portava il nome di Amos Maramotti.

Infine perché mi è apparso chiaro che chi lo attaccasse non avesse mai parlato con i suoi vicini di casa (a supporre che viva effettivamente qua). Perché io ci ho parlato e diciamo che l’antifascismo qua non sta proprio di casa. E nemmeno troppo il multiculturalismo visto con che gioia sono stata accolta, io Italiana rispetto ai precedenti proprietari, Marocchini. Alchè, mi viene da dire, capisco che si possa considerare questra strada come ancora in territorio del Gabrio…ma…un minimo di considerazione prima di mettere un adesivo all’entrata di un complesso.

L’altro giorno sulla Stampa è uscito un articolo che mi ha urtato parecchio, che mischiava skinheads con Forza Nuova con Casapound, un concentrato di qualunquismo di cui non sarei stata capace nemmeno io a 15 anni. E dire che io l’ultra destra non la difenderò mai. Con gente come FN alla Sorbona mi prendevo a pugni (una volta anche a colpi di mazza). Ma proprio per questo considero ci siamo grosse differenze, immense differenze tra dei cattolici negazionisti razzisti e misogini e la destra sociale. Perché esiste una destra sociale in Italia. E va accettata perché democratica e spesso meno aggressiva di altri movimenti (vedi Lega, vedi 5s). La democrazia l’abbiamo voluta? E allora trattiamo forze elettorali come opponenti politici con cui dibattere in campagna elettorale, e non liquidandoli per la scomoda posizione che occupano.

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What changes and what not

El is now in Elementary school. It amazes me because in my own life nothing was more important than school impact upon my life. I loved it. Everyday till the last day, without exception. 

She will learn so much, it is going to be as great as it was back then.

I never really went to school in Italy, apart from the first year which I have fragmented memories due to the fact I had other problems to focus on back then. 

But I could talk hours about French school. Here I feel the difference, I reckon El could find her place more than I ever did. But on the first day I smiled at the similarities, most of all the chance to have a multicultural class. Untill now she has been in private school, I chose public in the hope of having her in an environment more likely to resemble the world she lives in. We live in a nice neighborhood, very differently from where I lived back in my school days, so, let’s trust the institution.

I see flaws in it as I do in pretty much everything, but I’ll give it a try. In the end when I was a kid, pulic school was the only school and we didn’t end up nor stupid nor traumatized. There was far less care for our personal development to be honest but we didn’t resent. Or at least I can’t remember we did. Somehow today all is happiness and self development. Sure some progress are welcome but sometimes too much is too much. 

Anyway, may learning be blessed, always.

The lost pieces

It has been a long summer that can pretty much be resumed by this picture of my sweating by 40 degrees and painting the house

Or also this one of me collapsing on the floor by posing 80m2 of pvc strips.


Which was how I for the most spent my time between July and August.

So I missed an interesting article I wanted to write on my birthday about how when you’re after 30 you start stating “where I was 10 years ago” instead of “where I was last year”. Then it came to my mind where I effectively was ten years ago. In Paris. Ruining my sentimental life for the years to come due to a single kiss. Which made me realize over the years that Dawson’s Creek was fucking right: don’t ever kiss light hearted. NEVER.
My vacations had been very short. But good anyway.



The girls have been in Paris for the first time, then in the mountains, a very long and good summer for them. So the rest doesn’t really matter, right?

We will be moving in two weeks I guess and there is nothing done for now. I will improvise like always.

Oh and I read very good books.

Currently this one:

Piccole avventure Romane

L’altro ieri ero nei pressi di Piazza Venezia dopo aver camminato tutta la mattinata, faceva caldo, c’erano troppi turisti in pantaloncini, ho deciso di andare a Rione Monti a pranzare in bel posto che conosco, lontano dalla folla.

Guardo l’itinerario sul telefonino, 22 minuti a piedi e 21 con l’87 preso proprio in Piazza Venezia. Sono le 11.53, il pullman è previsto alle 12.04. Immagino una certa flessibilità oraria ma decido di prenderlo. 

Sono passati esattamente 5 bus della linea 64 (e va bene va in Vaticano sarà rinforzata), 6 della linea 40, 3 della 60, 4 autobus diretti in due distinti ospedali e due 72.

Solo dopo tutti questi passaggi, una signora romana arriva al mio fianco e mi chiede “scusa ma per caso è passato l’87? O l’81?”

“No appunto lo aspetto da mezz’ora”

“No perché c’è stata una perdita d’acqua in corso Rinascimento e c’è una deviazione ma non capisco dove fermi”

Mi fa vedere l’app dell’azienda trasporti che annuncia, testuali parole:

“Causa danno idrico Viale Risorgimento le linee 80,81,87 (e altro) vengono deviate in uscita Corso Vittorio Emanuele II, in entrata Via Cavour”

Capiamoci. Non lo capiva lei che la prende tutti i giorni quella linea, figuriamoci io che sì, conosco sia il corso che la via ma che non ho la minima idea del percorso della linea 87.

Da un 40 scende un gruppo di controllori, decidiamo di chiedere a loro. 

“Ah quindi c’è qualcosa, vedi” dice una al suo collega. Nessuno di loro è in grado di capire l’indicazione di deviazione data sull’app. Una di loro decide di usare il controllo satellitare, si scopre che 81 e 87 stanno ormai arrivando, probabilmente il corso è stato riaperto. 

Un signore si mette ad urlare che sono 90 minuti che aspetta l’87, lui ovviamente l’app non ce l’ha, avrà 70 anni, il biglietto nel frattempo gli è scaduto e di allagamenti e deviazioni non sapeva nulla.

Prendo l’87, faccio le mie misere 5 fermate, attraverso i giardini in salita, infine arrivo al Carrè Monti. Sono le 13.33.

Adesso, ovviamente sarei dovuta andare a piedi. Ovviamente gli imprevisti possono accadere. Ovviamente quello che ne penso di una capitale con marciapiedi collassati in buche d’acqua durante un’estate di siccità non merita neppure dissertazione. 

Ma il vero problema è la comunicazione. O più esattamente la mancanza di. Perché non è possibile che nel 2017 a Roma, capitale d’Italia, capitale della cristianità, capitale del turismo mondiale oserei dire, in un interscambio tanto importante quanto Piazza Venezia, non ci siano i tabelloni ettronici che non solo permettono di dare informazioni sul traffico e i passaggi delle linee ma permettono anche di segnalare eventuali deviazioni o comunicazioni che un cittadino (e peggio ancora, un turista) DEVE poter avere per gestire i propri spostamenti in città.

Paralleli

Ci sono letture che a volte si incrociano in modo profondo e succede, a volte, che un autore che voleva raccontare una storia semplice, una storia umana, dica molto di più, consapevolmente o no.

Avevo appena finito di leggere Illich e il suo “Descolarizzare la società” a cui do l’immenso credito di essersi, negli anni 70 posto il problema, non dell’organizzazione scolastica ma dello schema societario che essa impone.


Illich non parla di come modificare la scuola secondo criteri liberali o libertari come ci si potrebbe aspettare da un pensatore della sua generazione in piena guerra del Vietnam.

Illich si pone il problema della disuguaglianza che l’obbligo scolastico crea, all’interno di una nazione e in modo ancor più violento tra le nazioni in forte sottosviluppo e le altre.

Creando un percorso strutturato, unico riconosciuto per l’accesso all’accreditazione lavorativa e quindi, obbligatorio anche oltre gli anni di effettivo obbligo di legge, si creano voragini incolmabili tra chi può avere accesso a questa istruzione e gli altri.

Senza entrare nel dettaglio delle pedagogie, Illich mostra come, alla base, l’impossibilità di reperire fonti di istruzione (teoriche o pratiche che siano) è un dramma umano enorme. 

La ritenzione del materiale didattico e il suo essere dispensato secondo canoni prestabiliti, uguali per tutti, senza tener conto del contesto in cui la persona che vuole apprendere evolve, dell’opportunità di un adattamento, è di fatto una forzatura e un’imposizione centralizzate che minano la libertà individuale e collettiva dei popoli ad istruirsi come lo desiderano.

Per tutto questo, oggi, ho preso dalla scrivania il libro di Salvatore.


Perché nella storia di questi ragazzi che dalla casa famiglia vengono portati sul palco di un teatro, è proprio di “imparare” che si discute.

In un contesto in cui il gruppo società, la famiglia, il quartiere, la vita, hanno tagliato fuori dall’accesso ad un’istruzione non solo buona o anche adatta, questi ragazzi, Salvatore porta loro la conoscenza, l’esperienza dell’arte. 

Si fa portatore di istruzione pratica del teatro ma anche e soprattutto di istruzione emotiva, perché la recitazione, ancor più di altre arti, senza amore e senza spiritualità non è nulla.

Essere veicolo di conoscenza e portarla là dove non c’è più l’apparato scolastico statale e dove esso è immensamente deficitario proprio nel capire le necessità degli individui indeboliti dal proprio percorso di vita, questa è la piccola e allo stesso tempo immensa rivoluzione che Salvatore attua e che invita ognuno di noi a fare dicendoci “Entrate, prendetevi un caffè con questi ragazzi e regalate loro qualcosa, in tempo e conoscenza”.

Lacune storiche

E come colmarle.

Io per esempio ne ho due molto grandi.

L’Unità d’Italia e il Fascismo.

L’Unità perché essendo fatto meramente nazionale non viene studiato in Francia se non per quelle date e figure chiave che non danno però nessun quadro.

Il Fascismo perché in virtù del Devoir de Mémoire, e dato il coinvolgimento della Francia nella vicenda nazista, viene messo completamente da parte sia a livello diplomatico e bellico che a livello di studio del modello sociale.

E quindi?

E quindi colmo questa ignoranza piano piano, con letture del tutto trasversali che possano darmi un quadro, di tutto, lentamente costruisco una memoria storica che non ho ma che fa parte di me, che non va ignorata, soprattutto alla luce del fatto che questo paese, ben dopo il 1946 ha continuato a mantenere molti provvedimenti sociali del ventennio. 

Allora leggo. Imparo. 

Ogni parte. Soprattutto quelle che non conosco ancora. Dalle figure alla repressione, dal dissenso alle riforme sociali. 

La strada prosegue con in terzo libro che leggerò a breve, intitolato Eleganza Fascista, che esplora moda e estetica del movimento.

Kafkaesque

I’ve been home for four days to a pulmonary infection which by the way doesn’t seem to have any will to leave my body soon.

So we had extensive family time, which was very fine except for the fact that I was particularly tired and not in any shape.

We went to the matket

To the park at a vey early hour.

Had some french class.

Meanwhile I’m about to finish a very book on Lacan.

And it’s raining a lot. But like A Lot. 

The perfection of others

When you’re on the web you question yourself a lot. At least I do. Especially when I see mothers and family with kids. 

Especially when I see family with what seems to a perfect life, a very neat house, cute kids in any situation.

I used to feel failure on my shoulders back in time, I am now more indulgent with myself, I realize those people live in completely different conditions than me. They’re for the most stay at home moms, they have wealthy husbands, live near by their relatives, share two cars, can afford at least a maid, can probably shop for kids clothes in better places than I do. 

They have minimalist houses but they don’t read so they don’t have tones of books to store as I do. They submit their children to the web parade making them pose for very specific cool family pictures and wear matched clothes (hello individuality). 

So yes, I may be a bit anxious about all the imperfections of my life but I do feel like I’m doing the things the best I can. Or at least that’s what I tell myself but who knows? Maybe I’m having it all wrong and should have a paper like house and Club Med adverts kids.

Fetish

What’s yours?

Because mine is to watch Breaking Bad just to look at Albuquerque’s sky.

I miss this place so much.

I swear I’ll get back there when Mathilde will hit six because it is for me the most beautiful place on Earth. 

Apart from that, the heat came along this month of May, we’re trying to adjust.

That end of school year is not like ant any other. I still don’t feel prepare for El to start elementary school in September. In between we have to move on to the new house and I don’t feel ready for that either. Can we just skip directly to Christmas? 

13 years

It was around Christmas I guess, reason why I was around Naples at the time. My cousin Nicholas was a kid and my aunt convinced me to go the movies with them, him being scared, to see a pirates movie.

Man if I love adventure. So it was greater and greater with every passing minute. I fell in love with Elizabeth which is pretty rare since I almost always have things to say about womem characterization in movies and books. But not only that. We finally had true adventure back on screen when the last ones may have been Indiana Jones (Disney Again) and Jurassic Park (Spielberg tho).

Love, piracy, honor, treasures, legends, sea, rhum, beaches, the Indian Eastern Company, identity, intelligence, outcasts…

It was all so perfect. And it lasted so.

Along with The Dead Man’s Chest and At The End Of The World, everything went even more glorious and in my advice nothing beats Elizabeth speech at the last battle.
You will listen to me! LISTEN! The other ships will still be looking to us, to the Black Pearl, to lead, and what will they see? Frightened bilgerats aboard a derelict ship? No, no they will see free men and freedom! And what the enemy will see, they will see the flash of our cannons, and they will hear the ringing of our swords, and they will know what we can do! By the sweat of our brow and the strength of our backs and the courage in our hearts! Gentlemen, hoist the colors



I am usually not fond of love stories, especially the established ones, but the one between Elizabeth and Will is just the imperfect perfect. While he loved her since forever she has a last moment of hesitation while searching for him after the delay of their marriage. She thinks to be attracted by Jack but she is in fact attracted by the part of herself she doesn’t want yet to admit.

Piracy is inside of you. Elizabeth had been a pirate since childhood, she just didn’t understand it wasn’t fascination over others, but intime search.

The tragic in their separation while Will goes to his fate of leading the Flying Dutchman has always always made me cry rivers.

So watching the end of Salazar was just too emotional to bare.

So yes. Here I stand, after 13 years.